Articoli di Giovanni Papini

1905


Avvertimenti agli psicologi

Pubblicato su: Leonardo, anno III, fasc. 16, pp. 41-43
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Data: aprile 1905




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Trasformate lo spirito se volete conoscerlo.

   NON si può accusare davvero gli psicologi di non occuparsi dei metodi della loro scienza. Come tutti coloro che non sanno camminare, essi hanno ridiscusso molto sulle strade da scegliere e non c'è libro di psicologia che pretenda alla rispettabilità che non parli a disteso dell'osservazione interna e dell'osservazione esterna, del metodo comparativo e della psicofisica. Nori mancano, perciò, le teorie sui «pericoli dell'introspezione» e sulle «fallacie dello psicologo» e cominciano a esser frequenti le critiche della psicofisiologia e le canzonature dei testi mentali.
   Ma non ho ancora trovato nessun psicologo il quale si sia accorto di un metodo il quale non è precisamente nè l'osservazione interna nè l'esperienza da laboratorio, ma che mi sembra capace di far sperare resultati assai più fecondi di quelli ottenuti faticosamente fin qui. Il metodo al quale accenno è quello che si potrebbe chiamare, con una certa imprecisione, della variazione volontaria ed ha per principio una osservazione abbastanza profonda per quanto molto semplice, questa: che non si conoscono bene se non le cose che noi stessi facciamo. Per conoscere, cioè, bisogna prima modificare. Il vecchio detto di Bacone va rovesciato: non solo il sapere dà il potere ma anche il potere dà il sapere. Ed è facile capire come questo modestissimo principio contenga tanta verità.
   Nelle cose che facciamo o modifichiamo noi mettiamo qualcosa di noi stessi e questo qualcosa di noi che vien quasi racchiuso nelle cose le illumina come dall'Interno, e i nostri occhi vedono non solo la luce che noi abbiamo accesa nel loro cuore ma anche le fibre che le rivestono e le loro cavità più riposte. Per agire sulle cose bisogna sapere qualcosa di queste cose, ma quando la nostra volontà le ha mutate quel qualcosa diviene quasi tutto, e la nostra piccola conoscenza ci torna accresciuta e moltiplicata, come un raggio riflesso da un colossale diamante.
   Ora io credo che la psicologia potrebbe profittare, più di ogni altra scienza, di questo metodo e che accanto alle celle ove i Maine de Biran sfogliano la loro anima e accanto ai laboratori ove i medici barbuti stanno discerebrando le rane e solleticando i ragazzi essa dovrebbe istituire delle officine di anime, dei bacini di raddobbo delle credenze e dei sentimenti. «Si potrebbero fare — scriveva qui nel Leonardo anche Giuliano il Sofista — dei Manuali di Igiene intellettuale come ci sono manuali di Igiene della bocca e della pelle; si potrebbero fondare — e ci sono sotto altro nome — delle Cliniche delle credenze o degli Istituti ortopedici per il raddrizzamento delle fedi».
   Istituzioni simili ci sono, dice giustamente Giuliano il Sofista, sotto altro nome e sono, come qualcuno capirà, le scuole, i monasteri e le assemblee. Gli uomini hanno avuto da moltissimo tempo il bisogno di modificare le anime ed hanno creato per questo scopo le tre grandi arti: la Pedagogia, la Religione e la Politica. La modificazione delle anime e dei corpi dei fanciulli — la modificazione delle anime e dei corpi degli uomini. Ma codeste istituzioni e codeste arti sono state dirette soprattutto a modificare piuttosto le anime degli altri che non la propria e sono state utilizzate piuttosto in vista dell'azione che della conoscenza. I maestri hanno cercato di piegare e trasformare le anime dei discepoli — la devozione ha cercato di cambiare e di raffinare le anime dei credenti — i politici hanno cercato di curvare e di amputare le anime dei sudditi ma i discepoli, i credenti, i sudditi non sono stati lasciati liberi di scegliere la direzione dei loro cambiamenti e i mezzi per ottenerli. Essi sono stati modificati, rivoltati, rimpastati, deformati


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e creati ma quasi tutti i mutamenti provenivano da volontà e da forze estranee a loro e che agivano non sempre per il bene dei trasformati ma più spesso per la comodità dei trasformatori. Ed i trasformatori, occupati nella grande opera, hanno pensato raramente a tutto il frutto dottrinale ch'essi avrebbero potuto trarre dalle loro modellazioni spirituali e raramente hanno lasciato in eredità insegnamenti sicuri per operare i mutamenti, tali da essere applicati anche da coloro che vogliono essere gli scultori delle proprie anime. I grandi educatori non scrissero di pedagogia, i grandi santi non fecero dei trattati di misticismo, i grandi dominatori non scrissero dei breviari di maneggiamento degli uomini. Tutto quello che passa per essere della pedagogia, della devozione e della politica è stato scritto o da uomini che non erano dell'arte oppure da attori di genere inferiore e falliti. Perciò la psicologia che si è fidata qualche volta a queste povere fonti non ne ha provato molto vantaggio e si è data alla casuistica introspettiva o alla scolastica sperimentale. Ma se qualche psicologo vorrà trarre la sua scienza dalle basse frasche ove si perde dovrà cominciare col trasformarla in un'arte e per fare della Psicologia dovrà prima praticare la Psicagogia.

Le terre incognite dell'anima.

   La Psicologia ha scimmiottato e derubato, nel corso della sua puerizia, parecchie scienze, quali la matematica, la chimica o la fisiologia, ma ha dimenticato troppo spesso d'ispirarsi agli esempi di una delle forme dell'attività umana, che non è una scienza, ma è tale che sa riunire e i risultati di tutte le scienze, e gli accorgimenti della pratica più paziente.
   L'Industria — giacchè naturalmente parlo di essa — possiede, fra le altre, una qualità degna di servir di testo alle meditazioni di ogni spirito non infingardo, cioè l'abitudine di trasformare gli strumenti vecchi e di creare strumenti nuovi per ottenere prodotti nuovi o superiori.
   Gli psicologi, come quasi tutti gli altri scienziati e come tutti i filosofi, hanno pensato piuttosto a conoscere quello che esiste di già, piuttosto che a trasformare quello che c'è o a creare quello che non c'è. Essi si sono preoccupati di risolvere meglio i problemi conservando gli strumenti vecchi o di risolvere i problemi nuovi cercando di usare meglio gli strumenti vecchi che di risolvere meglio i problemi vecchi e nuovi, trasformando gli strumenti vecchi e creando degli strumenti nuovi.
   Se qualche tentativo in questo senso è stato fatto (e, come ho detto, non dagli psicologi quanto dai maestri, dai preti e dai governanti) esso ha avuto per oggetto piuttosto un cambiamento degli strumenti esistenti che non la formazione o la scoperta di strumenti nuovi. Certe volte anzi l'opera trasformatrice ha cercato piuttosto di sopprimere alcune delle qualità psichiche (sia pure per renderne altre più intense) che aggiungerne delle nuove.
   Ed è veramente una vergogna che gli psicologi non siano stati buoni di trovate qualche altra classe di fatti spirituali al di fuori di quelle sacramentali ma così mal divise della conoscenza, del sentimento e della volontà. Chi ci darà mai, una buona volta, l'inedita quarta classe dell'anima?
   Ogni scetticismo sulla possibilità di questa invenzione (si badi all'etimologia!) sarebbe impossibile, giacchè la storia della psicologia c'insegna che le tre classi psichiche quali le abbiamo ora non sono state sempre ammesse così divise e distinte sullo stesso piano dagli psicologi. Il sentimento deve molto della sua fortuna a Rousseau, la volontà è debitrice della sua moderna dignità a Berkeley e a Schopenhauer, perché non sempre s'è apprezzato l'uno o l'altra, e molti ne facevano delle sotto classi dell'intelligenza. La psicologia tradizionale era soprattutto, come ognun sa, una psicologia intellettuale, una psicologia della conoscenza e soltanto in tempi a noi prossimi essa è divenuta prevalentemente sentimentalista e volontarista.
   Io non mi meraviglierei affatto, dunque, se domani qualche psicologo non solo di buona volontà, che la bontà non basta, ma di potente volontà scoprisse qualche lato o qualche aspetto nuovo dello spirito, qualche manifestazione o qualche elemento che ora rimane nell'ombra, mal definito o mal visto, nascosto dietro un nome che comprende cose diverse da lui, e che non attende forse che una rivelazione intelligente per mostrarsi ai nostri attoniti occhi in tutto lo splendore di un re dello spirito che finora regnava in incognito.
   Se noi non possiamo ancora dire con precisione quale sarà questo elemento, destinato forse a rinnovare la nostra idea dell'anima pure possiamo prevedere alcune parti del suo contorno: la provenienza e gli effetti. Per mio conto inclino a credere che questa nuova terra dell'anima emergerà da quella specie di mare tenebrarum che gli psicologi hanno chiamato con i nomi più vaghi (inconscio sub-cosciente, subliminal) e nel quale hanno gettato lo scandaglio e la sonda con tanto poco successo. Questa nuova facciata psichica avrà dunque, dei rapporti col sogno, colla genialità e colla medianità ed altri ancora, e forse sarà quella che congloberà codesti fenomeni ed altri ancora, come il sentimento accoglie tutta


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la schiera multivoce dell'emozioni e la mente tutta la serie delle operazioni conoscitive. È più difficile dire quale potrà essere il suo ufficio e il suo carattere specifico di fronte agli altri elementi dello spirito, ma non è impossibile. L'intelligenza ci fa, conoscere le cose come sono e come saranno; il sentimento ci fa allontanare o avvicinare dalle cose che sono o che saranno; la volontà ci fa adoprare alcune delle nostre credenze per ottenere le cose che c'interessano. Il nuovo personaggio psichico renderà attuali (senza bisogno di operazioni intermedie, di sforzi muscolari, di macchine ecc.) quelle cose alle quali vorremmo avvicinarci e che altrimenti avverrebbero più lentamente o resterebbero perpetuamente future. Esso contribuirebbe a formarci un mondo di nostra scelta, obbediente e pronto, un mondo in cui il corpo (cioè le cose a noi obbedienti) non si ridurrebbe solo all'insieme dei nostri membri — un corpo più vasto animato da uno spirito più potente. Non sarà, naturalmente, un elemento del tutto nuovo e sconosciuto ma quasi l'insieme dei prolungamenti degli altri cospirante a una superiore e più rapida efficacità dello spirito.

Cerchiamo di utilizzare l'anima.

   Le idee pseudo aristocratiche che ancora pervadono la psicologia e che le hanno impedito di trar profitto dagli esempi della civiltà industriale hanno fatto sì che noi non abbiamo saputo ancora sfruttare quella forma preziosa e singolare di energia che ognuno di noi porta con sè. Ogni uomo, ricordiamocelo, è un accumulatore di spirito e lo spirito è una delle potenze trasformatrici del mondo. Siamo noi sicuri di sentire questa verità? Siamo noi sicuri di aver ottenuto il massimo rendimento da questo capitale che si accresce di continuo?
   Io ho già espresso varie volte il mio disgusto per lo sciupio che si fa di questa nostra anima, così suscettibile di servirci nella nostra conquista del mondo. Io so bene che noi l'abbiamo utilizzata: — conosco le buone teorie della selezione organica che attribuiscono allo spirito tanta parte nello sviluppo della specie e non ignoro che tutto quello che gli uomini hanno fatto per adattare il mondo secondo i loro comodi è opera dello stesso spirito. Ma non è stata ancora fatta la teoria dell'utilizzazione dell'anima. I procedimenti sono ancora imperfetti ed empirici. Non sí sono ancora isolati ed educati quegli elementi nuovi che possono dare origine a nuove applicazioni. Non s'è ancora pensato a rendere volontari e ripetibili certi fenomeni psichici molto indicati per essere adottati nella pratica (telepatia, cura mentale, premonizione, levitazione ecc.). Non si sono ancora trovate le istruzioni precise e sicure per trasformare l'anima nostra od altrui in modo da assicurare la stabilità delle trasformazioni (suggestione, ipnotismo, educazione dell'ipocrisia ecc.). Questi mezzi o sono ancora oscuri e impraticabili, o sono imperfettamente sviluppati e usati. Si va a tentoni, a caso, senza un piano ben determinato, senza fini ben stabiliti, senza regole precise e senza metodi definitivi.
   Manca, ad esempio, uno studio comparativo e completo su quelle categorie di uomini che hanno mostrato di esser dotati di poteri spirituali non ordinari (santi, maghi, mediums), uno studio, cioè, che ricerchi le condizioni della potenza psichica per trarne precetti e norme e ricette per la vita pratica. Io sto facendo qualcosa di simile e ho già trovato alcune cose di portata non piccola. Ma è necessario che gli psicologi che credono sinceramente all'importanza di ciò che dicono di studiare seguano questi consigli o meglio l'unico consiglio al quale gli altri si riducono: Trasformale lo spirito! Trasformate lo spirito per conoscerlo; trasformate lo spirito per accrescerlo; trasformate lo spirito per utilizzarlo! A queste condizioni soltanto esso diverrà la più grande forza operante nel mondo.


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